previsto
per le 22. Attendo che il proprietario abbia finito di telefonare, sta
parlando la sua lingua d’origine, la stessa lingua con la quale indica
al ragazzo che ha da poco varcato la soglia del negozio dove si trovino i
pc e la macchinetta per il caffè istantaneo. Nel frattempo mi guardo
intorno, vende un po’ di tutto, persino alcuni camicioni tradizionali,
le pile stilo, anche sciolte, e qualche giocattolo, mi ricorda quei
piccoli negozi di paese, che hanno fatto parte della mia infanzia,
l’estate, in vacanza, e che sono ormai quasi del tutto scomparsi.Il proprietario ha riagganciato il telefono, consegno i miei fogli e il numero da comporre. Pochi secondi e la radio attacca il canto del Muezzin, ripetuto ad intervalli regolari, è venuto il momento della preghiera, il socio, seduto all’esterno fino a pochi momenti prima, entra e compie i riti.
Il mio fax è stato inoltrato, è tempo di uscire e di lasciare questo angolo di Pakistan per fare ritorno in quella che è la mia Bologna che, ne sono ogni giorno più consapevole, costodisce al suo interno un numero sempre più grande di nuovi piccoli perfetti microcosmi.

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